Palermo, aiuto alimentare: poveri italiani o italiani poveri?

Mihàly-Köles

Palermo, doppia emergenza: il COVID-19 ha messo l’accento su situazioni di grande povertà. Il comune reagisce con piani di aiuto alimentare e solidarietà.

A Palermo l’ “abbanniata” solidale per aiutare le famiglie in difficoltà

Vucciria, Ballarò e Capo insieme contro il Coronavirus e per aiutare le famiglie in difficoltà economica a fare la spesa. Nasce così l’ “abbanniata” solidale, dal tipico grido che si usa nei mercati per pubblicizzare la merce venduta tra i banchi alimentari allestiti lungo la strada e nelle piazze dei mercati storici di Palermo. È qui che in tempi normali i cittadini fanno la spesa tra profumi, colori e sapori. È qui che, soprattutto a causa della grande distribuzione, si registra un calo delle vendite. Ma è da qui anche che parte un gesto solidale che dà un respiro alle famiglie indigenti del centro storico.

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L’ “abbanniata” dello sfincionaro tornerà per le strade di Palermo

Sentiremo l’ “abbanniata” dello sfincionaro e potremo gustare lo sfincione all’aria aperta, quando tutto, finito il periodo di quarantena dovuto al Coronavirus, tornerà alla normalità. Così sentiremo di nuovo il suo canto che lo procede per le strade della città: è l’ “abbanniata” dello sfincionaro che con la sua ape gira per i quartieri di Palermo per vendere lo sfincione, una delizia simile alla pizza e soffice come una focaccia. È composto da ingredienti poveri e pasta lievitata, condito con pomodoro, cipolla, caciocavallo e origano. Ma com’è nato lo sfincione? Pare che, stando ad alcune ricostruzioni, lo sfincione sia nato a Palermo, all’interno del monastero di San Vito tra piazza Verdi (dove oggi c’è la caserma dei carabinieri) e il mercato del Capo. Ad inventarlo un giorno ci hanno pensato appunto le suore, che volevano creare un piatto tipico per le festività, in particolare per il Natale. Il nome deriverebbe – secondo alcuni – da un misto tra latino, greco e arabo. Ciò a testimonianza delle tante dominazioni e culture che hanno “accarezzato”, dominandola, l’Isola.  Così sembrerebbe derivare dal latino spongia, dal greco spòngos, il cui significato è spugna, e dall’arabo isfanǧ, che indica una frittella dalla pasta soffice con il miele sopra. Altri invece lo attribuiscono al dialetto sfincia, che significa soffice.

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2020

finestra vetro rotto

Invisibile. Afferri il respiro. Divori corpi, sentimenti e menti.

Vedo carri militari trasportare bare, e quelle anime voleranno in cielo e per loro neanche l’ultimo saluto.

Resto immobile. Ho paura questa notte, paura di chiudere gli occhi.

Nascondo le mani, ora braccia inermi, che non avvolgono corpi.

Resto senza voce mentre gli incubi mi divorano. E non è solo nel sonno. Sembra quasi una costante.

Il battito impazzisce. Non respiro. E’ angoscia, tristezza dentro e fuori la finestra.

Soffoco, mentre i pensieri corrono veloci e non riesco più a trattenerli su un foglio di carta.

Gli occhi sono puntati a queste strade desolate. Il silenzio rimbomba. Sento il tonfo della pioggia che cade sull’asfalto.

Vorrei chiudere gli occhi e sognare il mare, il sole e una vita normale.

Presentazione del libro “I sensi. Uomini di un certo tipo” di Serena Marotta alla libreria Mondadori

Mondadori locandina

Sarà presentato alle 18 mercoledì 12 febbraio presso la libreria Mondadori di via Villareale, 25, a Palermo, il romanzo “I sensi. Uomini di un certo tipo” di Serena Marotta. Insieme all’autrice dialogherà la giornalista Giusy Messina. L’attrice Giuditta Vasile leggerà alcuni brani del libro.

Il ricavato della vendita dei libri sarà donato alla signora Benedetta Morici, madre di Beatrice, una bimba di cinque mesi che non c’è più. E’ deceduta il 30 agosto 2018 dopo un intervento al cuore che ha provocato l’arresto cardiaco e una grave ischemia cerebrale. Dopo la sua morte è stata aperta un’inchiesta. La mamma di Beatrice chiede verità e giustizia.

Il libro

Un viaggio immaginario nel mondo del disagio mentale, una storia d’amore e di erotismo, ambientata a Palermo. Il libro “I sensi. Uomini di un certo tipo” è un intreccio di vite che corrono veloci: c’è Giada, la protagonista, che è una giovane giornalista appassionata del suo lavoro e che si scopre innamorata di uno psichiatra affascinante che si ritrova ad intervistare. Ma ci sono anche altre storie. Quelle narrate sono vite che si nutrono di piccole cose, di gesti, di desiderio. Sono vite rinchiuse all’interno di un ospedale psichiatrico, quindi storie di sofferenza ma con la possibilità di riprendere in mano la propria esistenza. Sono persone con la voglia di vivere e recuperare una vita “normale” in un mondo studiato per chi è “normale”.

L’autrice

Serena Marotta è nata a Palermo il 25 marzo 1976. Autrice di “Ciao, Ibtisam! Il caso Ilaria Alpi”, questo è il suo secondo  libro.  È una giornalista pubblicista, laureata in Giornalismo. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia e con La Repubblica, ha curato vari uffici stampa. Scrive per diversi quotidiani online ed è direttore responsabile del giornale online radiooff.org.

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre

25 anni dopo, inchieste, depistaggi e richiesta di archiviazione: il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin due iniziative a Roma per dire #NoiNonArchiviamo. E un contributo arriva anche da Palermo con un libro

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre - meteoweek.com
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre – meteoweek.com

Due iniziative si svolgeranno a Roma nei giorni: giovedì 19 e venerdì 20 settembre per dire #NoiNonArchiviamo il caso Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Giovedì 19 settembre, alle 12, nella sede della Fondazione Paolo Murialdi si terrà una conferenza stampa per annunciare l’istituzione di un fondo speciale che raccoglierà tutto l’archivio di Ilaria Alpi. Mentre venerdì 20 la Fnsi, l’Usigrai, il Comitato di redazione del Tg3, Articolo 21, Libera Informazione e associazione Amici di Roberto Morrione promuoveranno un presidio davanti al tribunale di Roma in concomitanza con la nuova udienza sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura di Roma.

Chi erano Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre - meteoweek.com
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre – meteoweek.com

Ilaria Alpi era nata a Roma il 24 maggio del 1961. Dopo aver conseguito la maturità classica, aveva studiato lingue e aveva un’ottima conoscenza della lingua araba. Nel 1990 aveva vinto il concorso in Rai, ma prima dal Cairo aveva collaborato con Paese Sera, con L’Unità e altre testate. Miran Hrovatin era nato a Trieste l’11 settembre 1949: fotografo e operatore di ripresa assassinato a Mogadiscio il 20 marzo 1994 in Somalia, insieme alla giornalista del Tg3 Ilaria Alpi.

L’ultimo viaggio di Ilaria e Miran

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre - meteoweek.com
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin | Le iniziative a Roma il 19 e 20 settembre – meteoweek.com

Marzo 1994: era per Ilaria Alpi il suo settimo viaggio in Somalia. Insieme a lei c’era l’operatore Miran Hrovatin di Trieste. È stato il loro ultimo viaggio in Somalia. In quelle strade di Mogadiscio si perde il senso di verità e giustizia. Quella che per tanti anni è stata la battaglia di Luciana e Giorgio Alpi, che oggi non ci sono più. Due persone che con compostezza, nonostante il dolore per la morte della propria unica figlia, si sono battuti con e contro la giustizia nella speranza di arrivare a dare un nome e un volto agli assassini della loro Ilaria.

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L’inchiesta sulla tangentopoli somala

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A Bosaso, in Somalia,  Ilaria “stava facendo un’inchiesta sulla tangentopoli somala legata alla tangentopoli italiana”, così come risulta dalla testimonianza di una fonte confidenziale del Sisde di cui non è stata rivelata l’identità nel 2002 durante il processo di Appello bis contro Hashi Omar Hassan da parte del capo del Sisde Mori che, chiamato a testimoniare tra gli altri, dichiara la fonte attendibile ma ancora in attività, specificando che la fonte dei servizi è diversa da quella della Digos di Udine: anche in questo caso l’allora dirigente, la dottoressa Motta non svela l’identità della sua fonte appellandosi all’articolo 203 del codice di procedura penale. Entrambe le fonti concordano sul movente: l’indagine che Ilaria stava conducendo sui traffici illeciti. Ma come è stato riferito dall’ex Sisde in questi giorni la fonte confidenziale è irreperibile. Notizia che è stata riportata nella richiesta di archiviazione avanzata dal pm e in attesa di valutazione del Gip.

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Off Book, la recensione: “I sensi. Uomini di un certo tipo” di Serena Marotta

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Se dovessero chiedermi un solo aggettivo per descrivere questa lettura, a primo impatto e senza pensarci una volta, risponderei: inaspettata.
Inaspettata è stata la possibilità di leggere questo libro di Serena Marotta.
Inaspettato è stato lo stile poco convenzionale. Diretto, senza giro di parole o fronzoli: come se noi stessimo agendo insieme a Giada, la protagonista.
Inaspettato è stato l’apprezzamento immediato di uno stile mai letto (complice anche la bravura dell’autrice).
Inaspettata è stata la protagonista, con la quale a un certo punto avrei tanto desiderato prendere un caffè, parlarle, consigliarla.

Inaspettata è stata anche la storia bilaterale, una romantica e una più psicologica e introspettiva (mi si passino i termini).
Inaspettato è stato tutto: ho inizio la lettura credendo di aspettarmi una cosa e l’ho conclusa chiudendo l’ultima pagina di un qualcosa che mai mi sarei immaginata.
Non voglio sprecare tutti gli aggettivi del vocabolario per descrivere questo romanzo, risulterebbero troppi e apparirebbe forzato.
Il termine inaspettato rispecchia a pieno questo libro: un romanzo inaspettatamente bello, inaspettatamente travolgente e dall’immedesimazione inaspettata.

Un inaspettato bello, di quelle sorprese che ti fanno sorridere e che non ti aspetti, ma che poi ringrazi perché sono arrivate.
Trovo inutile anche parlare di Giada, Paolo e Luigi… ormai li sento miei, come fossero amici di vecchia data e qualsiasi cosa detta mi darebbe l’impressione di parlare alle loro spalle.
O ancora, spendere parole per Claudia, Simona e tutte le altre persone che Giada ha conosciuto in questo suo “viaggio”. Sarebbe, in questo caso, come violarne un segreto.

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